Festival di suoni e tradizioni. Festival legato a doppio filo con un materiale antico e moderno, il legno. Festival di curiosità e ricerca, di popolare e tecnologico, di incontro e condivisione. Festival di città e di montagna… Il Festival I Cerchi del Legno ha tenuto fede a tutte queste aspettative, auspicate tra speranze e dubbi alla vigilia, confermate senza asterischi durante la rassegna, che ha saputo attirare con discrezione l’attenzione dei cittadini di Brescia. Pietro Arrigoni, Direttore Artistico di quanto sopracitato, può guardare ancora una volta con occhi soddisfatti la sua ultima “creatura”.
In una settimana esatta, da venerdì 16 a giovedì 22 dicembre, attraverso le Cinque Circoscrizioni della città di Brescia sono transitati tanti volti, hanno preso parola tante voci, hanno suonato tanti abili musicisti provenienti da tutto il nord Italia. Predisposto su due appuntamenti, l’aperitivo musicale delle 18.40 e il concerto delle 21, il programma de I Cerchi del Legno ha cercato di dare spunti di discussione e riflessione senza la presunzione di esaurire un argomento da approfondire nelle prossime edizioni.
Già dal primo evento in tabellone Arrigoni ha voluto esporre i temi cardine della manifestazione. Così venerdì 16 dicembre la parata delle Cornamuse della Franciacorta ha aperto le danze nel pomeriggio, il primo Aperitivo Musicale ha trattato il tema dell’etnomusicologia grazie a Valter Biella, vero esperto in materia, e il primo concerto ha visto la Bandalpina esibirsi proponendo un curriculum di strumenti, suoni e canti orobici.
L’apertura alle diverse regioni del nord Italia ha garantito un ventaglio di esperienze appagante. Non solo Bresciani, Bergamaschi e Lecchesi, ma anche esperti Trentini, Emiliani, Valdostani e Appennini hanno dato il loro vivo apporto a I Cerchi del Legno.
Tra i relatori che si sono succeduti nelle caratteristiche location scelte dall’organizzazione del Festival e rese disponibili dalle Cinque Circosrizioni cittadine spiccano nomi illustri, che hanno garantito una buona affluenza di pubblico. Mauro Odorizzi, avvocato trentino con la spiccata addiction per il folk, ha saputo tracciare itinerari dialettici trattando di legno e tradizioni musicali, prima di prendere in mano violino, mandolino e ghironda per disegnarne altri di tipo armonico-musicale, esibendosi assieme al gruppo di appartenenza, gli Abies Alba, nella performance serale. Incontro particolarmente significativo quello con Andrea Passoni, vero vanto made in Italy della ricerca e del suono del corno alpino. Passoni, parlando di tradizione agropastorale, ha saputo spiegare e valorizzare insieme uno strumento unico, di origine svizzera e dall’affascinante espressività timbrica, aprendo la strada all’appuntamento serale con i Corni delle Alpi, per la prima volta in concerto a Brescia.
Se tradizione, ricerca, professionalità, musica, ambiente e spiritualità sono i topoi che hanno contraddistinto gli appuntamenti de I Cerchi del Legno, tecnologia, elettronica e nuove sonorità si sono ritagliate il proprio spazio grazie a Stefano Berardi e Carlo Giordani, elementi portanti del gruppo di lavoro lombardo Piccoli Fuochi, nonché seminatori di curiosità legati ai suoni nascosti di oggi e di ieri. Protagonisti i microfoni sofisticati, la strumentazione delle nuove generazioni, che però sono stati utilizzati come mezzo per raggiungere un fine ancestrale: la traduzione e l’amplificazione del linguaggio della natura. In questo senso, tra le altre cose, Berardi ha fatto ascoltare il “canto delle fontane”, Giordani ha proposto le “voci degli alberi”.
Se i concerti musicali hanno garantito la presenza di una media di 100 spettatori circa, la performance dei Müsetta è stato un vero e proprio exploit. Guidati dall’intramontabile Ettore “Bani” Losini, costruttore e suonatore di pifferi e artista di fama europea, il gruppo piacentino ha espresso al massimo la grande carica del proprio repertorio musicale, fatto di antiche melodie da ballo e dai brani che scandivano nel passato il trascorrere delle giornate emiliane. A chiudere la neonata rassegna sono stati i Baraban, “ballerini, migranti, santi e soldati” per loro stessa ammissione. I sei musicisti, giunti a Brescia con una trentina di strumenti ed installazioni visive, hanno fatto calare con gioia e stile il sipario su questa prima avventura del Festival di suoni e tradizioni bresciano.
L’aria di festa che I Cerchi del Legno ha cercato di portare all’interno della città bresciana soffierà anche nella sua prossima edizione, sulla quale il Direttore Artistico Pietro Arrigoni sta già lavorando. Tra le finestre da aprire ci saranno certamente modernità, sperimentazione musicale e il legno nel domestico… le anticipazioni terminano qui, l’appuntamento è rimandato al 2012!
Si ringraziano la Fondazione Asm – Gruppo A2A e i Presidenti delle Cinque Circoscrizioni cittadine per la collaborazione e il concreto supporto dato a I Cerchi del Legno.
"Pochi materiali come il legno riconducono, attraverso vista, tatto e udito, ad un passato in cui l’uomo viveva in armonia con il Pianeta, lasciando che i ritmi della natura fossero d’ispirazione per quelli della vita quotidiana. È proprio rivolgendo il pensiero alla qualità della vita di ogni cittadino che la Fondazione ASM ha seguito con interesse una manifestazione che non si limita ad una esplorazione delle belle sensazioni che la memoria di ognuno custodisce, ma si dedica in concreto al materiale da cui si ricavano tanti strumenti musicali, o viva fiamma attorno a cui le famiglie contadine si riscaldavano nella stagione fredda.
Il legno, che continua ad offrire riparo nel suo calore, è oggi presente anche in tutti gli ambienti cui si confà un'atmosfera intima con colori morbidi e tonalità riposanti. Non solo: idoneo a qualsiasi tipo di esposizione e variazione termica è impiegato in ambienti esterni ed in condizioni particolari. Le caratteristiche fisiche e meccaniche lo rendono preferibile alle costruzioni in calcestruzzo o laterizio, mentre - aspetto che riveste per noi uno speciale interesse - è più conveniente dal punto di vista del consumo energetico, sia per quanto riguarda la produzione sia la messa in opera. Non vanno poi dimenticati benefici quali la bassa trasmittanza, a garanzia di una minore dispersione di calore e di un ridotto spessore delle pareti e che, a parità di metratura, permette una maggiore superficie abitabile. Piace moltissimo agli artisti il legno, quando lo scavano per ricavarne sculture di forme svariate che raccontano, con il colore e le fibre, le storie di ciò che è stato e non è più.
I musicisti sanno cosa significa la scelta del legno per la qualità di uno strumento. E non manca chi, tra gli scrittori, ha scelto di far muovere i propri personaggi tra o “sopra” gli alberi. Ed è questa la ricchezza di suggestioni che il Festival porta dentro la città, puntando al cuore e raggiungendo con la linfa delle note musicali e delle parole le periferie, mettendo in circolo qualche elemento in più di attenzione e consapevolezza per lo scenario in cui le vite di tutti sono immerse."
Vice Presidente Fondazione ASM
Dott.ssa Elisabetta Rizzi
"L’osservazione quotidiana rivela che il legno è un materiale versatile e indispensabile, sia nel momento di versare la polenta di un tagliere sia in quello in cui si cavano note da uno dei moltissimi strumenti musicali che devono talvolta il loro pregio proprio alla scelta del legno.
Così è nata l'idea di un Festival musicale natalizio, in cui l’intrattenimento (concerti nelle diverse location che le Circoscrizioni potranno mettere a nostra disposizione) sposa ai contenuti culturali, offerti in situazioni non accademiche da esperti disponibili a porgere il proprio contributo come “chiacchierata” nel contesto di un incontro informale (“aperitivo musicale”), dando vita a un’informazione di taglio divulgativo, di facile condivisione con la più diversificata platea.
Da questo si potrà passare a concepire percorsi che hanno come orizzonte naturale la storia, l’antropologia, la musicologia, l’enogastronomia… Questo per creare un circolo virtuoso tra il pubblico (che vorremmo incuriosire riguardo a tematiche strettamente connesse alla vita di ogni giorno nelle sue primarie necessità) e la città che risuona di melodie e parole riferite a qualcosa che è a tutti familiare, la dimensione di esseri umani per i quali il legno è il simbolo e il ricordo del contatto primigenio con la natura.
Crediamo nell’emozione come leva vantaggiosa di una rassegna che immaginiamo accendersi come un fuoco e pulsare, proprio come un focolare, nel cuore della città: dove i cittadini spesso sognano – tanto di più a Natale – la semplice vita dei loro nonni nelle campagne".
Pietro Arrigoni
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